30 marzo 2007

SIMPLY THE BEST...


...better than all the rest! Ovvero:

ciascuno di voi dica le dieci canzoni italiane che ritiene le più belle, anche per motivi personali o sentimentali o emotivi. Cioè: anche se sei un baccellone metallaro puoi commuoverti come un pulcino quando senti Il cielo in una stanza. Chiaro? Comincio io:


1. Futura

2. Don Giovanni

3. La voce del silenzio

4. Una lunga storia d'amore

5. Giudizi universali

6. Mario

7. Ciao amore ciao

8. Almeno tu nell'universo

9. Un vecchio errore

10. L'illogica allegria


Attendo le vostre opinioni. Nessun premio. Nessun giudizio. Solo marzo.

22 marzo 2007

QUARANTA MA NON LI DIMOSTRIAMO...

...né io né, tantomeno, La Famiglia Addams. E' uscito un cofanetto di 3 dvd con la prima stagione del mitico telefilm. Non faccio pubblicità. Dico solo a chi li ricorda di rivederli e a chi non li ha mai visti di non perderli. Il tempo passa e certe cose, me compreso, migliorano. Credetemi, baccelloni!

07 marzo 2007

LA FESTA DELLE DONNE


Auguri un giorno prima, auguri sinceri e convinti alle donne che se li meritano. Auguri alle mie amiche, a quelle che non conosco e a quelle che vorrei conoscere. Auguri anche alla maggioranza delle donne che non si meritano proprio niente, come la maggioranza degli uomini. Auguri a chi si arrabbia per le discriminazioni, a chi si arrabbia per le differenze e a chi non si arrabbia. Auguri a chi ne ha le palle piene di giorni di festa che non servono a niente se non a festeggiare qualcosa che non c'è. Auguri a chi va a vedere gli spogliarelli e a chi li fa. Auguri a tutti e, perciò, a nessuno. Come sempre, in questi casi, fingere che tutto vada bene è meglio che cercare di far qualcosa per far andar bene tutto. Perciò brindisi e mimose alla massa di sgallettate bercianti col piercing nel cervello e un abbraccio sincero alle poche, vere donne che sanno di avere un ottomarzo ogni giorno e di meritarselo. Quelle che mi conoscono, sanno di chi parlo e che parlo di loro. Le altre, per limiti di età, le lascio a chi crede ancora che l'amore sia qualcosa che capita a tutti. Non è così e lo capirete, ma fino a quel momento godetevi l'illusione. Poi, da tre metri sopra il cielo a tre metri sotto terra, il passo è brevissimo. Attenti a non inciampare!

03 marzo 2007

ALL'USCITA DI SCUOLA I RAGAZZI...

...vendevano libri. Ergo, sono un ragazzo ed esco da scuola tutti i giorni. Il tempo non è passato e domani mi sveglierò il 4 marzo 1979. O forse, dato che sarà il 4 marzo, sarà meglio ricordare che Lucio Dalla compie gli anni e che Lucio Battisti li compirebbe se non fosse già sparito per sempre. Perchè ricordo sempre e basta, direte miei cari baccelloni? Perchè non vedo niente, attorno a me, di cui mi vorrò ricordare fra qualche anno. E allora lascio che l'età faccia il suo mestiere e che le cose di un tempo assumano il ruolo che devono. Mica ricordo tutto, anzi. Qualche anno fa, grazie ad un analista in gamba e parecchio coraggioso, ho cancellato chili e chili di robaccia che mi tenevo nel solaio che ho sotto i capelli. Adesso ho solo in testa le cose che voglio ed ho imparato a memorizzare solo quelle.
Per questo voglio continuare a ricordare chi ha scritto "Don Giovanni" e "Futura", due delle canzoni più belle della mia vita.
Fine della poesia. Comincia Sanremo. Baudo non farà prigionieri.

28 febbraio 2007

DI 28 CE N'E' 1...


...tutti gli altri fanno quello che gli pare. Tipo che stasera non mi prende ma niente ma niente di rincoglionirmi a sentir gemere cloni di pecorume che dicono essere cantanti a Sanremo. Mica snobismo, baccelloni del mio cuor, è che oltre al cardiologo e il neurologo e il dentista non voglio anche frequentare un otorinolaringoiatra né men che meno uno psicologo. Ho sentito mezza canzone e non ho capito se l'audio del TV era ben regolato o quella povera ragazza bisognerebbe abbaterla come si fa nelle mandrie con i puledri azzoppati. Non si può far soffrire così una creatura, andiamo! Già sentire gli originali fa schifo ma tollerare i soliti imitatori di mezze seghe tipo Giorgia, Elisa, Oxa e Cremonini mi pare una condanna che neanche a Norimberga hanno avuto il coraggio di infliggere. Snob? Dite così? Davvero? Boh...spengo il televisore, leggo un pò e poi vedo e già che ci sono, visto che mi trovate snob, mi cito:

"Essere chiusi fuori da un manicomio è meglio che starci dentro senza accorgersene".

Baciatevi, se volete. Io non lo faccio di certo.

Grunt!

19 febbraio 2007

ESSERE O NON ESSERE...


vivi? Ieri sera ho recitato. Il ruolo mi impone di rimanere immobile in scena per 100 minuti, parlando solo in due scene. Per la prima volta nella mia carriera vivo lo spettacolo dall'interno, coinvolto dalla prima all'ultima parola dei miei compagni. Ieri sera, per la prima volta, ho sperimentato uno stato di assoluta trance. Ero talmente calato e coinvolto che al termine, per quasi cinque minuti, sono stato incapace di parlare e reagire normalmente. Ero ancora nel personaggio ed ho faticato non poco ad uscirne. Adesso sto per tornare in teatro a replicare per l'ultima volta questo testo. Vi confesso di sentirmi a posto, preparato e concentrato, ma di avere una strana sensazione di sdoppiamento. Spero che tutte queste emozioni arrivino al pubblico. Ecco perchè ho messo la foto di un Maestro. Quando l'ho visto recitare in teatro dava a me spettatore le sensazioni che adesso provo io come attore. Ho imparato qualcosa da un grande e lo voglio dire a tutti Voi, baccelloni miei, Voi che recitate, cantate, suonate, dipingete, scrivete.
Ci capiamo, vero? Quando trasmettiamo un'emozione, anche se non solo in teatro, ci sentiamo vivi. E non c'è niente di più bello al mondo. Grazie, Vita!

E grazie, Vittorio!

14 febbraio 2007

VIVERE SOPRA O SOPRAVVIVERE?





Torino, ormai, vive di nascite e morti. E basta.
Mi spiego meglio: non leggo sempre quotidiani ma è un lusso che mi concedo quando mi trovo a casa per malattia, come se non bastassero i farmaci a rendermi pesante la salute.
LA STAMPA nuova versione mi piace più della precedente, riesco persino a leggerla senza infagottare le pagine e mi sembra diventata persino più interessante. Poteri della medicina, dico. Scorro i titoloni.
Problemi in politica, Rutelli critica le sinistre senza un briciolo di autocommiserazione, Berlusconi fa ingelosire la moglie e ci sciroppiamo le crisi familiari (Casa delle Libertà vorrà pur significare qualcosa, no?), Prodi si fa odiare da tutti, la questione dei PACS sembra importante quanto il terrorismo internazionale (mentre con un minimo di buonsenso si capirebbe che vivere insieme giorno dopo giorno è molto più coraggioso che dire “sì” in chiesa), il Vaticano non si occupa di politica (ma forse Dio fa tutto da solo e perciò hanno del tempo libero), eccetera eccetera.
Trovo mostruoso il fatto che negli stadi non ci sia altro che pericolo o che vengano esposti striscioni che inneggiano sempre e solo alla violenza. Il calcio, in fondo, è tutto quello che interessa all’Italia di oggi: ma non è più un gioco. È diventato il terreno fertile della corruzione e della faziosità più ignorante ed intransigente e non passa una settimana senza il morto ammazzato o pestaggi vari. Erano più civili i tempi del Colosseo: almeno davanti avevi un leone, non una massa di pecore assassine.
Leggo che Orhan Pamuk, premio Nobel per la letteratura, è costretto a lasciare la Turchia natale perché minacciato e perseguitato e penso con tristezza che il nostro Dario Fo, ammirato e celebrato in tutto il mondo, qui da noi sia considerato quanto un buffone qualunque.
Un articolone mi spiega che l’effetto serra causerà sconvolgimenti climatici e ambientali nei prossimi anni: non ne avevo bisogno, me ne accorgo già a febbraio con 16 gradi e le primule nei prati. Però nessuno che pensi, magari, a ridurre un po’ i consumi o a far notare agli USA, se ci ascoltano, che le loro centrali nucleari sono un po’ troppe.
India e Cina dicono che è più importante uscire dalla miseria che avere aria pulita.
Quando finirà l’aria finirà certamente anche la miseria, tranquilli. Basta aspettare. Io non ho fretta.
E poi banche che si fondono fra loro e borse che vanno in altalena. Solita roba.
Torino? Tutto bene, grazie. Non funziona niente (dicono i torinesi) ma a me piace di più, perlomeno dal vivo: però, sulle pagine dei quotidiani non ci sono altro che notizie disastrose sul traffico, la Metro (che è una meraviglia ma è corta e per allungarla occorrono lavori che mettono i torinesi in ansia), il nuovo stadio, il vecchio stadio e gli avanzi delle Olimpiadi. Ogni torinese ha la sua formula per la città perfetta ma, chissà perché, nessuno la presenta. Chi la presenta e viene eletto in qualche carica più o meno autorevole, immediatamente si impantana nelle grane della gestione precedente e il segreto rimane inviolato.
Non c’è un solo torinese che abbia il coraggio di dire bene della città o, se lo fa, se ne vergogna subito. Mi ricordo i tempi della DC: nessuno l’ha mai votata ma è stata al governo 50 anni e più. Tutto va ben, madama la Marchesa e tira a campare.
Un punto, però, attira la mia attenzione da qualche tempo. Ho notato che i cartelloni pubblicitari e le inserzioni a piena pagina nei quotidiani, per non parlare dei nuovi negozi che sorgono in città, spingono la gente in tre direzioni: figli, prestiti e funerali. A parte automobili, vacanze e belle figliole in mostra per profumi o accessori di moda non si vede altro.
Nella strada in cui abito, negli ultimi mesi sono spuntati almeno quattro uffici di mediazione immobiliare o finanziaria, un paio di negozi specializzati per bambini e una sede della celebre ditta funeraria che non nomino perché la conosciamo tutti. Le pubblicità su autobus e strade non dicono altro che “una grande vita merita un grande funerale” (la mia e quella di tanti altri, perciò, merita il lancio nella discarica e va che va bene), o roba similmente iettatoria, oppure ci informano della nascita di un centro per vestire i bambini, di una scuola per insegnar loro tutto ciò di cui non avranno mai bisogno, di centri estetici e di uffici dove ti prestano tutti i soldi che vuoi (se poi vai a bagno, non preoccuparti che c’è chi ti presta anche la parcella dell’avvocato e ricominci, come il MONOPOLI).
È una sensazione strana.
Mi sembra che ci vogliano convincere che fare figli, vivere al di sopra delle nostre possibilità, cambiare auto e cellulare ogni mese, scoprire i Tropici ed essere seppelliti in pompa magna sia tutto quello che ci serve. Fanno finanziamenti persino per i funerali, meno male! Così agli eredi lascio anche un paio di chili di cambiali per essere ricordato meglio!
Siamo arrivati ad un punto di mancanza culturale che fa quasi rimpiangere il Medioevo eppure ci illudono che la felicità per un bambino è una carrozzina a tre ruote con freno (giuro, ne ho viste), un corso di vela, un cellulare e tutte le novità informatiche. E per noi una crociera almeno, centri benessere e televisori talmente grandi che li devi guardare dal terrazzo per non ustionarti le cornee. Ma è giusto. Per essere devi avere, perciò, se non puoi, per avere devi farti prestare.
Nascite e morti, insomma. In mezzo? Un gran buco da riempire.
Sempre meno lavoro, sempre più criminalità, sempre meno certezze. Aumentano l’alcoolismo, le violenze domestiche, la droga, la solitudine che ti infila nel gorgo delle depressioni e vai così.

Una grande infelicità tra il primo vagito e l’ultima bestemmia.
Karl Valentin, tanto tempo fa, ha detto “Una volta, il futuro era meglio”.
Vorrei che mi avessero venduto un giornale del secolo scorso.